La 3 giorni

del 2017




Rome Orienteering Meeting 2017: bellezza e decadenza

Si prova una certa tristezza ogni volta che si torna a Roma, perché fa rabbia vedere una città dal passato così glorioso dibattersi in uno stato tanto pietoso, anno dopo anno sempre peggiore. Immaginiamo che cosa debba provare un orientista proveniente dalle linde terre scandinave, o dalle comunque ordinate città dell’Europa dell’est o da qualche paesino circondato dai pascoli della Cornovaglia o della Scozia; quali pensieri possano nascere in lui mentre dalla già sporca metropolitana si reca ai ritrovi dell’edizione 2017 del Rome Orienteering Meeting. Quasi subito scorge materassi abbandonati, ma li può collegare alla crisi che ha colpito questo povero paese dell’Europa del sud costringendo gli abitanti a dormire per strada. Ma poi scorge spazzatura gettata davanti a cassonetti vuoti da qualcuno molto pigro, per usare un termine gentile; poi nota le case mezze scrostate in pieno centro a due passi dal Colosseo.

Vede tutto questo e come fai poi a convincerlo che l’Italia sia un paese serio? La decadenza può avere un volto nobile: a Venezia l’atmosfera crepuscolare di una città che vive di ricordi si colora di una magia particolare; Roma è semplicemente sciatta, sporca e confusa. Ma questo ipotetico orientista esce poi da un insignificante viottolo, sfregiato da graffiti e motorini in divieto di sosta, e si ritrova davanti le rovine classiche del Foro di Traiano, con la Colonna sullo sfondo, questa sì ornata da fregi di valore. Di fronte scorge il Foro di Cesare e l’arco di Settimio Severo; poco sulla destra vede la candida mole massiccia del Vittoriano. Qualche passo avanti e, sulla sinistra, s’innalza orgogliosa tutta un’infilata di monumenti e chiese e il Colosseo, simbolo senza tempo. Resta ammutolito anche lui, di certo: per qualche secondo arresterà il passo e poserà la mappa, perché in un chilometro quadrato scarso vede raccolte più opere dell’ingegno umano di quante ne possano annoverare Stoccolma, Copenhagen ed Edimburgo. E tornerà nella sua casa più civile, frustrato di aver veduto tanta bellezza in mano a proprietari tanto inetti.

In una città che è sempre più l’ombra di sé stessa, forse può essere di buon augurio il fatto che le gare abbiano seguito un percorso inverso. L’inizio nell’anonimo Parco della Caffarella è malinconico, sotto una pioggerellina leggera che intristisce una sprint che la mano, comunque abile, del tracciatore non riesce a salvare completamente. In un succedersi di praticelli spogli ed aree incolte ed abbandonate all’incuria, i punti si susseguono frenetici in un gomitolo che è divertente, ma quasi banale districare. L’assenza di scelte e le tratte obbligate che spostano da una sezione all’altra del parco parco rendono banale, una sprint il cui spirito necessiterebbe di qualche trappola che il terreno non può dare....

Nella pagina ARCHIVIO tutto il resoconto a cura di Andrea Migliore.


C’è qualche spiraglio dietro la nebbia biancorossa

Nebbia e grigiore dominano l’ultima gara in bosco di Coppa Italia, ospitata dalle colline piacentine. E nebbia e grigiore sono anche il contrassegno di un weekend gravemente insufficiente per l’Oricuneo, che vede davvero pochi spiragli di sole. Sul banco degli imputati, ancora una volta, sale quella che è la vera generazione mancata biancorossa: la componente tra i 20 e i 35 anni per cui sono terminati gli aggettivi negativi usati gara dopo gara.

Già il fatto che nel campionato italiano sprint relay, ospitato sabato dalla graziosa Bobbio, nella ca-tegoria élite si sia dovuto ripescare per il secondo anno di fila una W65, la dice lunga sullo stato im-pietoso in cui versa questa categoria. Squadre altrettanto sbilanciate come la nostra hanno saputo reagire mettendo mano al portafoglio e acquistando straniere di talento, ma sono team infarciti di campioni, a cui l’Oricuneo può opporre davvero molto poco: un Andrea M. che, dopo una sprint ap-pena modesta è letteralmente inguardabile nella middle della domenica, e un Claudio, che arriva all’appuntamento esaurito fisicamente da una preparazione completamente sbagliata......

Nella pagina ARCHIVIO il resoconto a cura di Andrea Migliore.


Grande prova organizzativa biancorossa alla NWC

Successo pieno per la seconda edizione della North West Cup, disputata negli splendidi scenari dei Monti della Luna. Dopo una tre giorni intensissima per gli organizzatori, sono fioccati i complimenti da parte dei circa 350 concorrenti, giunti da tutta Europa. Per loro una sfida su campi gara quasi sempre a duemila metri, con una corona di montagne attorno che non teme, per bellezza, i paesaggi del Trentino. È il risultato lusinghiero di un oltre un anno di sforzi, tensione e sacrifici, ripagato dai sorrisi dei partecipanti e da un meteo, ancora una volta, decisamente favorevole.

L’organizzazione è stata anche l’esempio di come società diverse possano collaborare fruttuosamente, offrendo ai concorrenti un servizio da applausi. Se infatti l’Oricuneo si è accollato il peso e l’onore maggiore, mettendo i suoi uomini in tutte le funzioni, fondamentale è stato l’apporto delle società amiche che hanno collaborato o prestato risorse per il felice esito dello sforzo organizzativo: le torinesi CUS Torino e ASD GSport, la bergamasca Agorosso, la genovese Amatori Genova e l’umbra Promos Sport.

Nella pagina ARCHIVIO il resoconto a cura di Andrea Migliore.


Storia di una provinciale: 25 anni di Oricuneo

Se un osservatore esterno dovesse scrivere un articolo sui venticinque anni dell’Oricuneo, sarebbe obbligato a limitarsi ad un trafiletto di due righe; perché in un quarto di secolo la società biancorossa ha lasciato poche tracce di sé. In territorio nazionale le viene riservato l’unico atteggiamento peggiore del disprezzo: l’indifferenza. Del resto la società biancorossa è un’anomalia tra le formazioni italiane: ha i numeri di una società medio-grande, ma appare come una piccola provinciale. Non ha risultati né uno straccio di giovanile, non ha una struttura interna ordinata né un piano strategico per il futuro. A livello federale non occupa poltrone e conta meno di società molto più piccole. Una volta ha avuto alcuni talenti, ma se li è fatti strappare e li ha persi per sempre. Anche la collocazione geografica cospira contro: fuori dai principali poli orientistici nazionali e con i suoi atleti sparpagliati per metà del territorio nazionale. Le possibilità di sbocco sono, secondo ogni logica, limitate se non assenti.

Eppure per venticinque anni è sopravvissuta; anzi come numeri sta crescendo e ciò, in un contesto di difficoltà federale e lento dissanguamento di altre realtà nazionali, non è un risultato di poco. La targa intitolata a Vladimir Pacl, pionere dell’orienteering in Italia, è il giusto coronamento di un risultato che, solo pochi anni fa, sarebbe parso impossibile.

Nata nel 1991 dall’iniziativa di alcuni professori della Granda entusiasmati da questo sport nuovo e misterioso, ha vissuto una storia di flussi e riflussi. Quando i primi fondatori hanno perso la voglia di continuare ha rischiato di scomparire per una prima volta. Poi, nei primi anni duemila, un colpo di fortuna: un’inaspettata nidiata di talenti ha permesso una chance di rilancio. Ma l’Oricuneo non ha saputo prendere in mano il proprio destino; così ha subito l’umiliazione di vederli emigrare per inseguire le proprie meritate occasioni. Sono seguiti altri anni bui in cui la fine è parsa la normale conclusione per uno spettacolo destinato soltanto a veder calare il sipario.

Ma una volta ancora l’Oricuneo ha saputo rilanciare la propria sorte. Prima a Torino, poi a Cuneo, ha attratto un gruppo coeso e volonteroso senza acuti ma che si diverte ad indossare le divise biancorosse e a stare assieme. Anno dopo anno ha raddoppiato, triplicato le adesioni e ora, veramente, il rischio di scomparire pare scongiurato. Ha saputo anche mettere in piedi un evento internazionali con la gran massa dei volontari totalmente inesperta; e celare tensioni interne e problemi cogliendo un pieno successo organizzativo anche questo non è cosa da poco. Hanno fallito società molto più grandi, molto più strutturate.

Fuori dai confini regionali i suoi atleti non si fanno notare e non la conosce nessuno, ma dopo venticinque anni resiste in piena salute. Alla grandezza talvolta segue un rapido scomparire; pertanto essere sopravvissuti piccoli ma tenaci come formiche è un risultato che va giustamente celebrato. Questa è stata la forza e la debolezza dell’Oricuneo.











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