Piemonte Open 2018

RISULTATI Piemonte Open 2018


Luci e ombre lungo le rive del Piave

È la storia più dell’orienteering ad offrire le migliori suggestioni nel primo weekend di Coppa Italia.

Ad un secolo esatto da uno dei momenti più bui dell’umanità, il mondo della bussola commemora le vite di militari e civili gettate via nella follia della Prima Guerra Mondiale. Si corre sul Piave, uno dei fiumi con più retorica che portata idrica. Non si può dubitare che le battaglie combattute in questi luoghi siano uno dei pochi eventi in cui l’Italia seppe guadagnarsi il rispetto altrui, ma, ad un secolo di distanza, più che l’orgoglio resta lo sgomento per gli infiniti lutti che si generarono lungo queste sponde. Guardando passare i baldanzosi atleti élite e anche gli under 20 (classe ’99 anche loro come molti che combatterono qua), un brivido corre lungo la schiena. Ci si addolora pensando che i loro coetanei, un secolo fa, correvano in questi stessi luoghi, non cercando lanterne ma andando a sanguinosi assalti, pregando di non essere falciati dalle scariche di mitragliatrice, asfissiati dai gas o annientati dall’artiglieria. È qualcosa che viene quasi difficile immaginare e di fronte a cui ogni sfida di oggi, anche fuori dall’ovattato mondo dell’orienteering, assume contorni decisamente meno drammatici e una prospettiva completamente diversa. Sarebbe stato bello che questo evento fosse stato abbinato ad una sessione dell’Adria Cup, così che Italiani, Austriaci, Ungheresi e Tedeschi, gli eredi dei popoli che in questi luoghi si sono massacrati cento anni fa, potessero condividere un momento di pace e di commemorazione, nel ricordo di che cosa significhi esattamente odiarsi e dividersi. Sarebbe stata una lezione in un momento storico dove si vogliono confini e si diffida del vicino.

E un peccato sono state anche le due gare, tutto sommato scialbe, che non rendono pieno onore a quella che avrebbe dovuto essere una giusta commemorazione. A Susegana, va detto, si cerca di fare qualcosa di diverso, portando i classici canoni della sprint fuori dai reticoli urbani.

L’accordo con un’azienda vitivinicola locale apre le porte di un’ampia conca di vigneti, dove, nell’intento degli or-ganizzatori, gli atleti dovrebbero schizzare su e giù, messi continuamente sotto scacco dalle strade obbligate imposte dai filari. Il colpo d’occhio ad uno spettatore, in effetti, è impressionante: potendo dominare l’intera conca si godono tutti i particolari della gara, con le divise societarie che rendono il vigneto un vestito d’Arlecchino. Anche nella seconda parte urbana lo sforzo del tracciatore .......

Il resoconto completo alla pagina Archivio











La 2 giorni

del 2015


Piemonte Open



Le 2 Giorni del

2014