Pochi brandelli biancorossi nella bufera di Lavazé

Campionati italiani Middle e Staffetta 2018

Fosse un romanzo, il percorso d’avvicinamento dell’Oricuneo ai Campionati italiani Middle e Staffetta sarebbe “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie. Infatti, come nel famoso giallo, uno ad uno sono caduti per accidenti vari molti dei possibili protagonisti biancorossi. Chi per scelta, chi per infortunio, chi per impossibilità, in tanti sono rimasti a casa, condannando la spedizione oricuneese ai minimi termini. Sulla carta, ad inizio stagione, l’Oricuneo poteva costruire sei staffette, che forse non avrebbero potuto ambire ai titoli ma sarebbero state capaci, comunque, di dire la loro: oltre alla ME, si potevano schierare i nastri di partenza la W55, che tra l’altro doveva difendere il bronzo conquistato lo scorso anno al Cansiglio, la M65, la M35, la M17 e la W17. Tra tutte queste parte e arriva soltanto la prima, mentre non sono pervenute le staffette master. Brucia, soprattutto, l’assenza delle staffette giovanili (la M17 è partita incompleta per onor di firma); evento questo che costituisce una battuta d’arresto durissima sulle speranze di avviare un vivaio e obbliga a molte riflessioni.

Il libro perfetto per descrivere il weekend di gare, se non fosse che si è svolto ai 1800 m s.l.m. di Passo Lavazé, sarebbe stato, invece, “Tifone” di Conrad, perché sugli sfortunati partecipanti alle due prove si è abbattuta una vera e propria bufera che li ha sballottati nei boschi trentini sotto una pioggia durissima, proprio come la nave del celebre racconto conradiano viene sferzata, pagina dopo pagina, dalle ondate dei mari tropicali. Solo l’agonismo della gara distrae i concorrenti dalla ferocia della natura. La grandine che compare a tratti sferza gli atleti come una frusta infernale. Le naturali paludi del bosco di alta quota sono veri e propri pantani fangosi e viscidi. E, usciti dagli acquitrini o guadati i torrenti, bisogna procedere bagnati e infreddoliti rampa dopo rampa. (continua). Il resoconto completo alla pagina Archivio


EOC 2018: il punto di vista dello spettatore

È inutile: ti puoi anche illudere che l’orienteering sia uno di quegli sport che non si può gustare da spettatore, perché la ritieni una prova troppo razionale per essere goduta quando corrono gli altri, ma è semplicemente inutile. Puoi ripeterti che quanto a resa televisiva lo sport della bussola dica molto poco: non ti puoi gustare ogni azione come nelle discipline di squadra, né godere i movimenti eleganti e perfetti degli atleti, né ribaltamenti continui di scena perché il più forte in genere vince. Puoi dubitare che sia godibile uno sport così individuale, che si svolge quasi tutto nel segreto della mente degli atleti, che devono risolvere problemi di geometria complessa mentre corrono al massimo della velocità.

Poi ti ritrovi presso una staccionata tra la 100 e il finish in un paesino ticinese, mentre la prova della sprint relay valida per il titolo europeo sta per avere inizio. Hai difeso quel posto per oltre un’ora da torme di tifosi svizzeri e qualche spilungone nordico. Intorno a te garriscono decine di bandiere rossocrociate; sul maxischermo scorrono i nomi dei campioni delle varie nazionali....(continua)

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Tutti eroi nelle magiche faggete del Cansiglio

L’orienteering italiano prosegue le celebrazioni per il centenario della fine della Prima Guerra Mon-diale, continuando a correre nei suoi luoghi simbolo. Dopo la due giorni sul Piave, è Vittorio Veneto ad ospitare il secondo round di Coppa Italia. Ma se fosse ancora in territorio nazionale, sarebbe indicato organizzare il terzo a Caporetto, visto che il luogo della celebre disfatta sarebbe la cornice migliore per simboleggiare le convulsioni federali. Ispirati probabilmente dallo stallo politico nazionale, i due partiti orientistici hanno saputo dar mostra di una litigiosità e una scarsa lungimiranza tali da dare parecchi punti a quelle forze politiche che fanno degli scontri interni, dei dispetti reciproci e dell’autolesionismo la loro condotta. I due anni passati dovrebbero diventare un caso di scuola anche per la politica nazionale: talvolta il voto disgiunto ha effetti nefasti; con la pretesa di comandare senza i numeri e le capacità diplomatiche, ma solo con vaghi presupposti ideologici, non si va molto lontano né nel parlamentino federale né in assemblee più complesse; il ruolo dell’opposizione dovrebbe essere quello di tutelare le minoranze non di ostacolare ad ogni costo chi vince; inoltre una maggioranza non adeguatamente rappresentata dovrebbe esercitare subito certe dimissioni e non sprecare due anni. Nella speranza che tutte queste persone abbiano l’accortezza di non candidarsi più dopo le figuracce rimediate, consoliamoci constatando che, a differenza della normale legge di natura per cui una classe politica inetta e corrotta è frutto di un popolo altrettanto inetto e corrotto, nel mondo dell’orienteering fortunatamente questo rapporto sembra non esserci. Per quanto le singole squadre siano corree della situazione sopra descritta avendo votato un presidente di una corrente e consiglieri dell’altra, non si può dire che alla prova dei fatti non siano composte di gente capace. Pur essendo tutti volontari riescono spesso ad estrarre dal cilindro un’organizzazione da applausi, ovviando con passione ad eventuali contrattempi. La due giorni del Tarzo non ha certo fatto eccezione e vanno tributati solo applausi.

La sprint di Vittorio Veneto è la dimostrazione di come estro e fantasia sappiano rendere una città dagli ampi vialoni alberati e gli isolati perfettamente quadrati il teatro di una gara palpitante. Non tutti possono avere la matassa contorta di canali e isolette di Venezia, o il reticolo medioevale dei borghi dell’Italia Centrale, ma la creatività del tracciatore rimedia con maestria alle risorse scarse di partenza (anche questa abilità dovrebbe essere insegnata in altri contesti). Il risultato è stato una sprint dai continui ribaltamenti di scena degni di un thriller mozzafiato. La partenza nel sobborgo dalle vie strette sul Monte Altare sembra richiamare certe gare nei borghi toscani, ma è illusione di 5 o 6 punti. Segue una sezione nei prati che rimanda per un attimo alle sfide nei boschi........(continua)

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Piemonte Open 2018

RISULTATI Piemonte Open 2018











La 2 giorni

del 2015


Piemonte Open



Le 2 Giorni del

2014