Tutti eroi nelle magiche faggete del Cansiglio

L’orienteering italiano prosegue le celebrazioni per il centenario della fine della Prima Guerra Mon-diale, continuando a correre nei suoi luoghi simbolo. Dopo la due giorni sul Piave, è Vittorio Veneto ad ospitare il secondo round di Coppa Italia. Ma se fosse ancora in territorio nazionale, sarebbe indicato organizzare il terzo a Caporetto, visto che il luogo della celebre disfatta sarebbe la cornice migliore per simboleggiare le convulsioni federali. Ispirati probabilmente dallo stallo politico nazionale, i due partiti orientistici hanno saputo dar mostra di una litigiosità e una scarsa lungimiranza tali da dare parecchi punti a quelle forze politiche che fanno degli scontri interni, dei dispetti reciproci e dell’autolesionismo la loro condotta. I due anni passati dovrebbero diventare un caso di scuola anche per la politica nazionale: talvolta il voto disgiunto ha effetti nefasti; con la pretesa di comandare senza i numeri e le capacità diplomatiche, ma solo con vaghi presupposti ideologici, non si va molto lontano né nel parlamentino federale né in assemblee più complesse; il ruolo dell’opposizione dovrebbe essere quello di tutelare le minoranze non di ostacolare ad ogni costo chi vince; inoltre una maggioranza non adeguatamente rappresentata dovrebbe esercitare subito certe dimissioni e non sprecare due anni. Nella speranza che tutte queste persone abbiano l’accortezza di non candidarsi più dopo le figuracce rimediate, consoliamoci constatando che, a differenza della normale legge di natura per cui una classe politica inetta e corrotta è frutto di un popolo altrettanto inetto e corrotto, nel mondo dell’orienteering fortunatamente questo rapporto sembra non esserci. Per quanto le singole squadre siano corree della situazione sopra descritta avendo votato un presidente di una corrente e consiglieri dell’altra, non si può dire che alla prova dei fatti non siano composte di gente capace. Pur essendo tutti volontari riescono spesso ad estrarre dal cilindro un’organizzazione da applausi, ovviando con passione ad eventuali contrattempi. La due giorni del Tarzo non ha certo fatto eccezione e vanno tributati solo applausi.

La sprint di Vittorio Veneto è la dimostrazione di come estro e fantasia sappiano rendere una città dagli ampi vialoni alberati e gli isolati perfettamente quadrati il teatro di una gara palpitante. Non tutti possono avere la matassa contorta di canali e isolette di Venezia, o il reticolo medioevale dei borghi dell’Italia Centrale, ma la creatività del tracciatore rimedia con maestria alle risorse scarse di partenza (anche questa abilità dovrebbe essere insegnata in altri contesti). Il risultato è stato una sprint dai continui ribaltamenti di scena degni di un thriller mozzafiato. La partenza nel sobborgo dalle vie strette sul Monte Altare sembra richiamare certe gare nei borghi toscani, ma è illusione di 5 o 6 punti. Segue una sezione nei prati che rimanda per un attimo alle sfide nei boschi........(continua)

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Piemonte Open 2018

RISULTATI Piemonte Open 2018


Luci e ombre lungo le rive del Piave

È la storia più dell’orienteering ad offrire le migliori suggestioni nel primo weekend di Coppa Italia.

Ad un secolo esatto da uno dei momenti più bui dell’umanità, il mondo della bussola commemora le vite di militari e civili gettate via nella follia della Prima Guerra Mondiale. Si corre sul Piave, uno dei fiumi con più retorica che portata idrica. Non si può dubitare che le battaglie combattute in questi luoghi siano uno dei pochi eventi in cui l’Italia seppe guadagnarsi il rispetto altrui, ma, ad un secolo di distanza, più che l’orgoglio resta lo sgomento per gli infiniti lutti che si generarono lungo queste sponde. Guardando passare i baldanzosi atleti élite e anche gli under 20 (classe ’99 anche loro come molti che combatterono qua), un brivido corre lungo la schiena. Ci si addolora pensando che i loro coetanei, un secolo fa, correvano in questi stessi luoghi, non cercando lanterne ma andando a sanguinosi assalti, pregando di non essere falciati dalle scariche di mitragliatrice, asfissiati dai gas o annientati dall’artiglieria. È qualcosa che viene quasi difficile immaginare e di fronte a cui ogni sfida di oggi, anche fuori dall’ovattato mondo dell’orienteering, assume contorni decisamente meno drammatici e una prospettiva completamente diversa. Sarebbe stato bello che questo evento fosse stato abbinato ad una sessione dell’Adria Cup, così che Italiani, Austriaci, Ungheresi e Tedeschi, gli eredi dei popoli che in questi luoghi si sono massacrati cento anni fa, potessero condividere un momento di pace e di commemorazione, nel ricordo di che cosa significhi esattamente odiarsi e dividersi. Sarebbe stata una lezione in un momento storico dove si vogliono confini e si diffida del vicino.

E un peccato sono state anche le due gare, tutto sommato scialbe, che non rendono pieno onore a quella che avrebbe dovuto essere una giusta commemorazione. A Susegana, va detto, si cerca di fare qualcosa di diverso, portando i classici canoni della sprint fuori dai reticoli urbani.

L’accordo con un’azienda vitivinicola locale apre le porte di un’ampia conca di vigneti, dove, nell’intento degli or-ganizzatori, gli atleti dovrebbero schizzare su e giù, messi continuamente sotto scacco dalle strade obbligate imposte dai filari. Il colpo d’occhio ad uno spettatore, in effetti, è impressionante: potendo dominare l’intera conca si godono tutti i particolari della gara, con le divise societarie che rendono il vigneto un vestito d’Arlecchino. Anche nella seconda parte urbana lo sforzo del tracciatore .......

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La 2 giorni

del 2015


Piemonte Open



Le 2 Giorni del

2014