Brilla l’Oricuneo nella magica notte veneziana

La leggenda vuole che un orientista, se nel corso della sua vita ha seguito con correttezza le vie indicate dalla bussola e non ha commesso troppi errori di 180° gradi, dopo la morte possa correre in eterno sulle mappe più belle del mondo. Tra queste, a pieno diritto, figura la notturna di Venezia.

Perché correre a Venezia offre qualcosa a tutti, siano campioni o comparse. Intanto è un museo all’aperto che non ha eguali nel mondo: ogni singolo scorcio vale la pena di essere ammirato, vuoi per quell’aria di romantica decadenza che ne costituisce il fascino più genuino, vuoi per il fatto che si può girare per ore senza mai trovare un canale, un ponte o un sottopasso uguale all’altro.

Inoltre si tratta di una mappa che possiede tutto: è una prova urbana che esalta la lettura veloce e la capacità di prendere decisioni in una frazione di secondo, ma il reticolo di vie, canali e ponti rende ogni singola tratta complicata come una gara in bosco. Anche il purista, che storce il naso di fronte alle prove veloci in città, non può che restare affascinato di fronte ai ghirigori di questa mappa che obbliga ogni secondo a non perdere la concentrazione.

Vincere a Venezia è il premio per i grandi campioni, ma anche semplicemente corrervi è magia.

Nella pagina ARCHIVIO tutto il resoconto a cura di Andrea Migliore.


Storia di una provinciale: 25 anni di Oricuneo

Se un osservatore esterno dovesse scrivere un articolo sui venticinque anni dell’Oricuneo, sarebbe obbligato a limitarsi ad un trafiletto di due righe; perché in un quarto di secolo la società biancorossa ha lasciato poche tracce di sé. In territorio nazionale le viene riservato l’unico atteggiamento peggiore del disprezzo: l’indifferenza. Del resto la società biancorossa è un’anomalia tra le formazioni italiane: ha i numeri di una società medio-grande, ma appare come una piccola provinciale. Non ha risultati né uno straccio di giovanile, non ha una struttura interna ordinata né un piano strategico per il futuro. A livello federale non occupa poltrone e conta meno di società molto più piccole. Una volta ha avuto alcuni talenti, ma se li è fatti strappare e li ha persi per sempre. Anche la collocazione geografica cospira contro: fuori dai principali poli orientistici nazionali e con i suoi atleti sparpagliati per metà del territorio nazionale. Le possibilità di sbocco sono, secondo ogni logica, limitate se non assenti.

Eppure per venticinque anni è sopravvissuta; anzi come numeri sta crescendo e ciò, in un contesto di difficoltà federale e lento dissanguamento di altre realtà nazionali, non è un risultato di poco. La targa intitolata a Vladimir Pacl, pionere dell’orienteering in Italia, è il giusto coronamento di un risultato che, solo pochi anni fa, sarebbe parso impossibile.

Nata nel 1991 dall’iniziativa di alcuni professori della Granda entusiasmati da questo sport nuovo e misterioso, ha vissuto una storia di flussi e riflussi. Quando i primi fondatori hanno perso la voglia di continuare ha rischiato di scomparire per una prima volta. Poi, nei primi anni duemila, un colpo di fortuna: un’inaspettata nidiata di talenti ha permesso una chance di rilancio. Ma l’Oricuneo non ha saputo prendere in mano il proprio destino; così ha subito l’umiliazione di vederli emigrare per inseguire le proprie meritate occasioni. Sono seguiti altri anni bui in cui la fine è parsa la normale conclusione per uno spettacolo destinato soltanto a veder calare il sipario.

Ma una volta ancora l’Oricuneo ha saputo rilanciare la propria sorte. Prima a Torino, poi a Cuneo, ha attratto un gruppo coeso e volonteroso senza acuti ma che si diverte ad indossare le divise biancorosse e a stare assieme. Anno dopo anno ha raddoppiato, triplicato le adesioni e ora, veramente, il rischio di scomparire pare scongiurato. Ha saputo anche mettere in piedi un evento internazionali con la gran massa dei volontari totalmente inesperta; e celare tensioni interne e problemi cogliendo un pieno successo organizzativo anche questo non è cosa da poco. Hanno fallito società molto più grandi, molto più strutturate.

Fuori dai confini regionali i suoi atleti non si fanno notare e non la conosce nessuno, ma dopo venticinque anni resiste in piena salute. Alla grandezza talvolta segue un rapido scomparire; pertanto essere sopravvissuti piccoli ma tenaci come formiche è un risultato che va giustamente celebrato. Questa è stata la forza e la debolezza dell’Oricuneo.











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